La Seta Grezza

La produzione di «lamba landy», o tessuto di seta, è una tradizione diffusa in Madagascar da almeno due secoli, in particolare nell’Altopiano Centrale.

Essa è legata ad importanti usanze religiose e al culto degli antenati, che sono oggetto di venerazione e svolgono il ruolo di intermediari fra la divinità e gli uomini; durante le cerimonie funebri il corpo del defunto viene avvolto in sudari di seta selvaggia, come segno di nobiltà e rispetto. A tutt’oggi l’usanza di riesumare i resti dei morti, per riavvolgerli in nuovi sudari di seta, nel corso di una complessa cerimonia (Famadihana) è pratica comune in alcune zone.

Le stole in seta sono ancora oggi utilizzate durante le cerimonie e le occasioni importanti e, a seconda della combinazione di colori che presentano, indicano lo status sociale di chi le indossa.

La seta selvaggia tradizionale del Madagascar, il “landy be”, ha delle caratteristiche che la rendono unica e particolarmente pregiata: è infatti ottenuta dai bachi della specie “Borocera Madagascariensis”, una farfalla endemica del paese, che non può essere allevata e si nutre principalmente delle foglie di Tapia, una varietà locale di gelso, oltre che di altre piante come l’Eucalipto e il Guavi. I bozzoli vengono perciò raccolti direttamente in foresta dopo la fuoriuscita del baco sotto forma di farfalla.

Nel villaggio di Soatanana sono state sviluppate entrambe le filiere, quello della seta selvaggia e quello della seta d’allevamento, il “landy kely” ; l’utilizzo congiunto delle due fibre permette loro di ottenere dei tessuti con una consistenza intermedia.

Le donne delle cooperative Tambatra e Firaisankina si occupano direttamente di tutte le fasi della produzione, a partire dalla raccolta dei bozzoli o allevamento del baco, e  si dedicano generalmente a questa attività nelle ore calde della giornata, quando non è possibile lavorare nei campi, o prima che tramonti il sole, dal momento che nel villaggio non esiste la luce elettrica.

La lavorazione, realizzata con tecniche completamente manuali, è lunga e complessa. Per ottenere la seta, i bozzoli vengono fatti macerare in acqua per alcune ore, affinché la capsula che contiene la fibra possa staccarsi. Segue la filatura manuale: ogni donna produce mediamente 600 mt di filo in una giornata di lavoro, circa 1/3 di quello che servirà per produrre una sciarpa di medie dimensioni.

La tintura delle matasse di seta viene effettuata per lo più con coloranti naturali reperiti in loco, estratti dalla terra o dalle foglie e dalla corteccia degli alberi; un procedimento che richiede altre 9 ora di bollitura. Le artigiane utilizzano anche tinture chimiche per ottenere alcuni colori che difficilmente riuscirebbero a realizzare in altro modo. Questa fase del processo produttivo è quella più critica in assoluto e riuscire a controllare il colore riproducendo la medesima tinta in momenti successivi richiede una formazione approfondita.

Il filato, una volta tinto del colore desiderato, è pronto per essere tessuto sui tradizionali telai in legno, che le donne si tramandano di madre in figlia e su cui lavorano direttamente all’interno delle proprie abitazioni. Per realizzare una sciarpa di media grandezza sono necessarie all’incirca altre 9 ore di lavoro.